Ho iniziato a leggere La scoperta del bambino alla fine di febbraio ma non sono ancora riuscita ad arrivare all'ultima pagina. Ho spiegato cosa penso dei vari metodi educativi e degli estremismi in questo post e il mio pensiero non è cambiato. Il fatto che mi piaccia vivere in una zona neutrale non vuol certo dire che io non tragga spunto da materiali Montessori o che non sia curiosa di approfondire l'argomento. Purtroppo il tempo è tiranno e tra lavoro, Topastro, faccende domestiche, giochi, lavoretti e blog, il tempo per leggere è pochino. O meglio: da quando ho iniziato a leggere questo libro sono riuscita a terminare altri due o tre libri ma si trattava di romanzi. Storie che si possono leggere in giardino, sotto l'ombrellone in estate... Leggere un libro un pochino più impegnativo è diverso. Richiede concentrazione. Mi piace sottolineare le parti che mi colpiscono, capire bene cosa c'è scritto in qualche capitolo che mi interessa particolarmente, e così la lettura scorre piano piano. Però avevo promesso a me stessa di dedicare un post a questo libro e visto che non volevo aspettare altri due o tre mesi, eccolo qui! Su Maria Montessori, oltre ai vari post che mi era capitato di leggere su diversi blog, (mi erano piaciuti tanto quelli di: La casa nella prateria e Yummymummy), avevo letto solamente I bambini hanno bisogno di fiducia. Un libro davvero ricco di spunti e suggerimenti per una casa a misura di bambino secondo il metodo Montessori. Ma nulla di più. Ero davvero curiosa di leggere informazioni più precise e dettagliate sul famoso metodo di questa grande donna conosciuta in tutto il mondo. Ho visto la fiction andata in onda in tv anni fa e un bellissimo documentario che qualcuno mi aveva segnalato. Insomma, mi sono immersa in questo libro con tanta curiosità ed entusiasmo e non mi ha per nulla deluso.
Qui sotto alcune delle parti che ho sottolineato:
Qui sotto alcune delle parti che ho sottolineato:
Ho fatto costruire dei tavolini di varia forma in modo che non fossero soggetti a tremolio, ma leggerissimi così che due piccoli bambini di quattro anni potessero facilmente trasportarli. Ho fatto fabbricare delle seggioline, alcune impagliate e altre di legno, leggere, e possibilmente eleganti, che non fossero però una riproduzione piccola delle sedie dell'adulto ma proporzionate alla forma del corpo infantile.
Fa parte del'arredamento un lavabo molto basso in modo che il piano sia accessibile a un bambino di tre o quattro anni d'età, con piani laterali, tutti bianchi e lavabili, per tenervi saponi, spazzolini e asciugamani.
I bambini, muovendosi, rovesceranno sedie e tavoli producendo chiasso e disordine; ma codesto è un pregiudizio. ... Così in iscuola crediamo ancora necessario che esista il banco pesante quasi inchiodato in terra. Tutto ciò riposa nel concetto che il fanciullo debba crescere nella immobilità e sullo strano pregiudizio che per subire un'azione educativa debba tenere una speciale posizione del corpo. I tavoli, le sedie, le poltroncine leggere e trasportabili, permetteranno al bambino di scegliere la posizione più gradita: egli potrà accomodarsi anzichè sedersi al posto: e ciò sarà insieme un segno esterno di libertà e un mezzo di educazione. Se una mossa sgraziata del bambino farà cadere rumorosamente una sedia, egli avrà l'evidente prova della propria incapacità: la mossa medesima, tra i banchi, sarebbe passata inavvertita. Così il fanciullo avrà modo di correggersi, e quando si sarà corretto ne avrà le prove palesi, evidenti: le sedie e i tavoli resteranno fermi e silenziosi al loro posto; allora vorrà dire che il bambino avrà imparato a muoversi.
Disegnata una linea a forma di lunga ellisse sul pavimento (o con un gesso o verniciandola perchè rimanga per molto tempo) vi si cammina mettendo il piede interamante sulla linea, cioè in modo che questa sia lungo l'asse del piede. La collocazione esatta del piede è la prima cosa che bisogna mostrare: la punta ed il tallone sono entrambi sulla linea. Avanzando successivamente i piedi in questa posizione, chiunque ne faccia la prova ha l'impressione di cadere. E' dunque uno sforzo che bisogna fare, conducente ad assicurare l'equilibrio della persona. Quando il bambino comincia a camminare con sicurezza, gli si insegna a superare una ulteriore difficoltà: i piedi devono avanzare in modo che l'anteriore posi il tallone a contatto con la punta dell'altro piede. L'esercizio comporta non soltanto lo sforzo di mantenere l'equilibrio ma esige da parte del bambino una intensa attenzione per dirigere i piedi nella posizione dovuta. Ne risulta l'utilizzazione ordinaria di quell'istinto che tutti hanno constatato nei bambini, di camminare sopra una trave, o una barra qualunque; e ciò spiega l'interesse intenso che i fanciulletti prendono ai nostri esercizi sul filo, e lo sviluppo che questi hanno avuto nelle nostre scuole.
Se si vogliono preparare oggetti che servano p. es. a far distinguere i colori, bisogna costruirli della medesima sostanza, forma e dimensione; e farli differire solo nel colore. O, volendo preparare oggetti con lo scopo di far rilevare i vari toni della scala musicale, è necessario che essi siano perfettamente uguali all'apparenza, come p. es. le campane che usiamo nel nostra sistema: esse hanno la medesima forma e dimensione e appoggiano tutte sopra un identico sostegno: ma, percosse con un martellino, danno suoni diversi e questi suoni sono l'unica differenza percepibile ai sensi.
Infine, un altro principio comune a tutti i "mezzi materiali" costruiti per l'educazione, è il seguente, finora assai poco compreso, e pure del più alto interesse pedagogico: cioè che il materiale deve essere "limitato in quantità".
Crediamo erroneamente che il bambino più "ricco di giocattoli", più "ricco d'aiuti" possa essere il meglio sviluppato. Invece la moltitudine disordinata di oggetti, è essa che aggrava l'animo di un nuovo caos e lo opprime nello scoraggiamento.
Le lezioni per iniziare i bambini alla educazione dei sensi sono individuali. La maestra fa un quasi timido tentativo di avvicinamento al bambino che ella presume pronto a ricevere la lezione. Si siede al suo fianco e reca un oggetto che ella crede capace di interessarlo.
Il bambino può prendere un materiale soltanto dal luogo dove esso "è esposto alla libera scelta" e, finito che abbia di usarlo, deve rimetterlo al posto nella stessa condizione in cui l'ha preso.
Cioè nessun fanciullo può finire soltando con la soddisfazone del proprio impulso; ma deve continuare il lavoro fino alla fine, con uno sforzo volontario per rispetto dell'ambiente e delle regole che lo dirigono. Mai un fanciullo può cedere il suo materiale a un compagno: nè quindi prenderlo da lui.
In tal modo, fin dall'inizio si elimina ogni competizione. L'oggetto che non è esposto non esiste per colui che cerca. E se lo desidera intensamente, non può far altro che pazientare, aspettare che il compagno abbia finito d'usarlo e l'abbia riposto nel luogo di esposizione.
Se la maestra vede usare il materiale in un modo che ne renda inutile lo scopo, cioè che non porti nessun benefizio allo sviluppo della intelligenza infantile, deve impedire di farlo: però con la più grande dolcezza se il bambino è tranquillo e in buona disposizione di animo: invece se il fanciullo dimostra una volontà di disordine, la maestra lo impedirà seccamente e con energica esortazione, non in modo che possa apparire un castigo al chiasso o al disordine, ma una autorevole affermazione della maestra sul bambino.
L'altro errore è dettato da cattiva volontà, da incuranza degli insegnamenti, come p. es. tirare tutto l'incastro solido come un carrettino; o costruire casette con le spole di seta dei colori, o camminare sulle aste messe in fila, o mettere un telaio da allacciature intorno alla testa come una collana e via dicendo. Un uso abusivo del materiale che risponda ad un disordine, o ai bisogni diversi da quelli che il materiale può soddisfare, lo inutilizza: e ne conseguono dispersione di energia, chiasso: tutte azioni che allontanano il bambino dalla possibilità di concentrarsi, e quindi dal fine di migliorare e di svilupparsi.
Mi fermo qui. Sia perchè questo post sta diventando lunghissimo, e non ho ancora espresso la mia opinione, sia perchè sono arrivata solo a pagina 174.
Cosa penso di questa metà del libro che ho letto? Bello. Mi piace molto e sto scoprendo tantissime cose che non conoscevo sia su Maria Montessori che sul metodo che porta il suo nome. Continuo a pensare che è una grande donna e che ha rivoluzionato l'idea che si aveva del bambino, ricordo che il libro è stato pubblicato, (se non erro), nel 1948. Mi piace l'idea del mondo a misura di bambino, del rispetto per il bambino come piccolo uomo. Mi piace l'idea di dare ai bambini gli strumenti per poter fare da soli le cose che solitamente noi adulti, per pigrizia, per non sprecare tempo e mille altri motivi, facciamo al posto loro. Penso che insegnare ad un bimbo a mangiare da solo, usare il coltello, mescolare gli ingredienti per un dolce, indossare pantaloni e maglia da solo, salire e scendere le scale, farsi la doccia... sia davvero un gesto di rispetto. Di rispetto verso un bambino che trarrà una grandissima soddisfazione nel constatare che ha imparato a bere dal bicchiere senza fare cadere l'acqua. E sicuramente si sentirà orgoglioso e acquisterà fiducia in se stesso. Certo occorre tempo, pazienza e forza di volontà. Tante volte quando Topastro impara a fare qualcosa di nuovo mi avvicino a lui e cerco di aiutarlo. La maggior parte delle volte lui mi allontana e dice: no, voglio fare io!
Sono davvero di aiuto i piccoli tavolini, le seggioline, i lavabi posti ad altezza di bimbo. Perchè permettono davvero al bambino di poter fare da solo tante cose. Prima di leggere questo libro non avevo così chiara l'idea che il metodo fosse teoria e pratica legate così strettamente. Ci sono davvero tante cose che mi piacciono del metodo Montessori e credo di averne parlato in altri post. Oggi però volevo dire che grazie a questo libro ho scoperto anche cose che non mi piacciono. Cose che rafforzano la mia decisione di voler vivere secondo il mio istinto, senza seguire troppo "religiosamente" un metodo o uno stile di vita particolare.
Sono davvero di aiuto i piccoli tavolini, le seggioline, i lavabi posti ad altezza di bimbo. Perchè permettono davvero al bambino di poter fare da solo tante cose. Prima di leggere questo libro non avevo così chiara l'idea che il metodo fosse teoria e pratica legate così strettamente. Ci sono davvero tante cose che mi piacciono del metodo Montessori e credo di averne parlato in altri post. Oggi però volevo dire che grazie a questo libro ho scoperto anche cose che non mi piacciono. Cose che rafforzano la mia decisione di voler vivere secondo il mio istinto, senza seguire troppo "religiosamente" un metodo o uno stile di vita particolare.
L'ordine. Il silenzio. L'individualità delle lezioni. La quasi assenza della maestra. Sono solo a metà del libro ma già mi ha colpito il fatto di quanto spesso si parli di ordine e silenzio. Io non dico che preferirei una classe di bambini che gridano e corrono in mezzo al disordine. Ma occorre così tanto ordine e silenzio? Quando penso ad una scuola dell'infanzia mi vengono in mente bimbi che talvolta alzano troppo la voce, corrono, si divertono. Qualche giocattolo sparso sul pavimento. Un bimbo che piange, la maestra che incoraggia un bimbo che sale sullo scivolo e che abbraccia un bimbo che cerca la sua mamma. Immagino due bimbi che giocano insieme con lo stesso giocattolo. Topastro che crea treni con qualsiasi tipo di materiale, alcuni giorni fa ne ha creato uno con i suoi pennarelli. Un treno lunghissimo. Non voglio giudicare! Sono una mamma e non so quasi nulla di questo metodo nè come sia strutturato il programma di una moderna Casa dei bambini, visto che il libro è stato scritto molti anni fa. Però leggendo il libro mi è venuta un po' di tristezza. A pensare a questi bimbi che mantengono in ordine la loro aula, che sono capaci di lavorare in silenzio. La maestra che spiega l'uso di un materiale ad un bimbo per volta e visto che i materiali sono unici, un solo bimbo lo può utilizzare. E non si possono usare i materiali in maniera inappropriata. Topastro verrebbe espulso dopo un'ora :-)
Mi viene quasi da pensare che il metodo dia ai bambini una formazione sensoriale eccellente ma che ne venga un po' penalizzata la creatività e l'umanità. Forse quello che scrivo è assurdo. Ma la creatività non è anche usare gli oggetti per creare qualcosa di nuovo? Se non posso sperimentare, usare i materiali secondo la fantasia ma solo seguendo le regole imposte dal metodo... la mia mente non imparerà a seguire questarigidità anche in futuro? Avrò ancora quel pizzico di pazzia da pensare di usare un calzino in mille modi diversi? E perchè non si parla mai di giochi da fare tutti insieme? Il contatto tra bambini mi pare che sia molto importante. Topastro ama giocare con i suoi amichetti e con quelli più cari c'è un contatto fisico che si ripete continuamente per trasmettere affetto o rabbia. Topastro e un suo amichetto del nido sono stati amici per due anni e tutt'ora quando si incontrano giocano molto volentieri insieme. Quando erano piccoli si stuzzicavano a vicenda. Piccoli dispetti reciproci che sfioravano il punto massimo di non ritorno. Si, talvolta forse hanno litigato, ma la maggior parte delle volte sapevano quando fermarsi per non far arrabbiare l'amico. Perchè la lunga frequentazione e l'esperienza aveva insegnato loro i limiti. Perchè se il mondo è fatto di tante persone e siamo costretti a vivere in comunità, la maggior parte degli esercizi Montessori sono individuali? Non mi devo esercitare anche a condividere oggetti, sentimenti, esperienze?
Mi viene quasi da pensare che il metodo dia ai bambini una formazione sensoriale eccellente ma che ne venga un po' penalizzata la creatività e l'umanità. Forse quello che scrivo è assurdo. Ma la creatività non è anche usare gli oggetti per creare qualcosa di nuovo? Se non posso sperimentare, usare i materiali secondo la fantasia ma solo seguendo le regole imposte dal metodo... la mia mente non imparerà a seguire questarigidità anche in futuro? Avrò ancora quel pizzico di pazzia da pensare di usare un calzino in mille modi diversi? E perchè non si parla mai di giochi da fare tutti insieme? Il contatto tra bambini mi pare che sia molto importante. Topastro ama giocare con i suoi amichetti e con quelli più cari c'è un contatto fisico che si ripete continuamente per trasmettere affetto o rabbia. Topastro e un suo amichetto del nido sono stati amici per due anni e tutt'ora quando si incontrano giocano molto volentieri insieme. Quando erano piccoli si stuzzicavano a vicenda. Piccoli dispetti reciproci che sfioravano il punto massimo di non ritorno. Si, talvolta forse hanno litigato, ma la maggior parte delle volte sapevano quando fermarsi per non far arrabbiare l'amico. Perchè la lunga frequentazione e l'esperienza aveva insegnato loro i limiti. Perchè se il mondo è fatto di tante persone e siamo costretti a vivere in comunità, la maggior parte degli esercizi Montessori sono individuali? Non mi devo esercitare anche a condividere oggetti, sentimenti, esperienze?
Era da molto che volevo scrivere questo post, senza nessuno scopo particolare. Senza cercare per forza approvazione. Questa è solo una mia riflessione.
La scoperta del bambino ISBN: 9788811675044
Questo post partecipa all'iniziativa I venerdì del libro di HomeMadeMamma. Qui sotto i link degli altri partecipanti:
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