martedì 3 gennaio 2017

I parchi gioco degli anni '80

Ieri il postino, verso ora di pranzo, ha premuto il tasto del citofono: "c'è da firmare". Evviva! Il libro che avevo trovato su Ebay, usato, è arrivato! Un vecchissimo libro stampato nel 1988: "Parchi urbani e campi gioco. Progettazione, sicurezza, gestione e animazione del verde pubblico" a cura di Giorgio Conti. 

Il volume è il risultato di una ricerca che è stata promossa inizialmente dal Dipartimento di Urbanistica dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ma si è ben presto collegata con altri Enti, Istituti italiani e stranieri e con singoli studiosi i quali, sia pure da angolazioni diverse, si occupano, spesso con incomprensioni e/o con scarsi mezzi, delle problematiche relative ai parchi urbani ed ai campi gioco. Esso ha tratto i suoi auspici da un Convegno Nazionale promosso dal Comune di Rimini, particolarmente sensibile ai tempi ambientali ed alla progettazione/gestione del verde pubblico, e patrocinato dal CIGI, (Comitato italiano per il gioco infantile).
vecchie strutture gioco presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

Questa mattina, Samuele dorme ancora, ho letto il capitolo dedicato alla città in cui vivo: "Rimini: giocare nel verde. Un problema urbano ed urbanistico" di Renzo Sancisi. Mi sono emozionata perché si tratta di una piccola lezione di storia sui parchi della mia città di mare. Beh in realtà vivo a Viserba ma viene citato anche il piccolo parco vicino alla stazione dei treni dove da piccola andavo a giocare con mia sorella e le cugine della Brianza. Non potrò mai dimenticare quelle attrezzature gioco di arrampicata, semplici tubi di metallo che delineavano i lati di grandi cubi posati gli uni sugli altri in altezza sui quali arrampicarsi. Uno per i bambini piccoli e uno per quelli più grandi, (più difficile da scalare). 
vecchie strutture gioco presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

E la vecchia "altalena" dotata di una base su cui salire alle cui estremità erano fissate due piccole panche con schienale, (oggi non credo esista più e immagino non rispetti l'attuale normativa sulla sicurezza). Stavamo sedute su quelle piccole panchine spingendo i piedi sulla base di metallo a cui erano agganciate per far oscillare il gioco e intanto cantavamo a squarciagola le canzoni dei vecchi cartoni animati degli anni '80. 
vecchie strutture gioco presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

Alcuni brani tratti dal libro: Negli anni '50, in una Rimini segnata da profonde ferite belliche (80% degli edifici coliti) e che a ridosso  della cinta muraria aveva ancora campi e orti, i circa 18.000 bambini non avevano a disposizione alcuna attrezzature per il gioco e anche il verde pubblico, di fatto, non esisteva. Gli unici giardini della città erano: i giardini Ferrari, nel Centro Storico; quelli della Stazione Ferroviaria Centrale e della stazione di Viserba e il verde dello Stadio; il Parco Indipendenza (parte del quale ad uso esclusivo del "Grand Hotel") e il verde in fregio agli edifici della Capitaneria di Porto, al mare. Il tutto per circa 50.000 mq. di superficie.
Eppure si giocava tanto! La strada, i cortili, le aree adiacenti alle case, erano i "campi gioco" spontanei e stimolanti di allora. 
Si scavavano buche, ci costruivano capanne e altri "edifici", sfruttando gli alberi delle residue "piantate", si inventavano "attrezzi" utilizzando tutto ciò che fosse disponibile, manipolando terra, acqua... e fuoco. Organizzati in gruppi di diverse età, i più piccoli imparavano dai più grandi.
Lunghe ore di gioco all'aperto (nelle case non c'erano i televisori) seguendo ed adattandosi alle stagioni, erano avventura ed esplorazione, invenzione e cimento, competizione e amicizia, libertà e divertimento, crescita.
I parchi gioco si "autocostruivano".

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