domenica 10 maggio 2026

Incontro con Ilaria Crippi e libro "Lo spazio non è neutro"

Sabato 9 maggio 2026 sono stata a un incontro di presentazione del libro LO SPAZIO NON È NEUTRO scritto da Ilaria Crippi. Per chi non la conosce è un'attivista disabile, ha studiato come progettista sociale e si occupa da tempo di promozione dei diritti delle persone con disabilità).Ilaria è stata invitata da una piccola associazione del territorio ed ha dialogato con una mia cara amica Silvia Sanchini.
È stato un incontro molto bello, semplice ma illuminante. Naturalmente nonostante la tanta pubblicità fatta sui social e attraverso mail personali non si è presentata tanta gente a è dispiaciuto perché il tema era veramente interessante e volendo applicabile ad ogni minoranza, ogni categoria, piccola realtà… 
Ilaria ci ha fatto riflettere sul concetto di abilismo, di come spesso sia interiorizzato. Ci ha fatto riflettere sulle parole ma senza concentrarci troppo su quali termini siano più corretti e quali meno in quanto la lingua è in continua evoluzione. 


Ci ha fatto riflettere sul fatto che spesso notiamo ciò che ci circonda ma non ciò che manca. Ci ha fatto l’esempio di un locale che a Bologna ha organizzato una festa di inaugurazione ma siccome l’ascensore (che “per fortuna” è stato previsto) non era ancora pronto, per i primi tempi il locale è risultato inaccessibile alle persone con disabilità motoria, festa inaugurazione compresa. A tutte le persone questo non ha creato disturbo in quanto sono state escluse solo alcune categorie e nessuno ha notato la mancanza. Cosa sarebbe successo che invece dell’ascensore fosse stato il pavimento a non essere pronto? Il locale non avrebbe aperto.
Se ne deduce che alcune persone sono meno importanti, meno considerate rispetto ad altre. Ci ha chiesto di riflettere sull’impatto emotivo e psicologico del non sentirsi considerati, previsti, pensati…
Ci ha anche fatto un altro esempio ovvero di un luogo in cui si è tenuto un convegno che era super attrezzato a livello tecnologico ma all’esterno c’era una grande distesa di ghiaia che impediva ad alcune persone un facile accesso… questione di scelte: si è scelto di spendere una cifra importante per monitori, computer, microfoni ma non per una stradina accessibile.
Ci ha anche fatto fare alcuni piccoli esercizi, uno di quelli che mi è piaciuto di più è quello in cui ci ha chiesto di alzarci in piedi, chiudere gli occhi e pensare ad alcuni momenti importanti della nostra vita che hanno impattato profondamente nella nostra storia personale. Ci ha chiesto di pensare al momento, dove eravamo, con chi eravamo, come ci sentivamo… Poi ci ha chiesto se il luogo in cui eravamo era accessibile e in caso negativo di metterci seduti. È rimasta in piedi una sola persona…


Abbiamo riflettuto sull’Universal Design, sull’accomodamento ragionevole… qualcuno del pubblico ha domandato se l’universal design è davvero per tutti, se è possibile raggiungere una piena inclusione e Ilaria ha dato una risposta molto “simpatica” ovvero che siamo ancora talmente lontani dal riuscire a mettere in pratica tutte le strategie al fine di garantire l’accessibilità che al momento neppure val la pena mettersi a pensare se quando avremo rispettato tutte le leggi, tutti i principi di cui gli esperti parlano davvero avremo raggiunto una piena accessibilità e fruibilità per tutti. Insomma c’è ancora davvero tanto tanto tanto da fare...
Abbiamo riflettuto sulla co-progettazione, di come spesso si tratti di percorsi in cui viene convocato un solo attore, di come le associazioni forniscano le proprie “consulenze” a titolo gratuito, del fatto che in Italia ci sono poche persone davvero esperte di accessibilità (ha citato il CERPA) e di come si debba ancora tanto lottare per vedere rispettati i diritti di tante persone.
Si è parlato anche della definizione della disabilità ufficiale ovvero una «duratura compromissione fisica, mentale, intellettiva, del neurosviluppo o sensoriale [della persona] che, in interazione con barriere di diversa natura, può ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri».
Quindi no: non siamo tutti un po' disabili, frase che sarebbe bene evitare.
Per ultimo è stato toccato il tema dell’intreccio tra cura e potere che molto spesso in presenza di una disabilità si intrecciano stretti.

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