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sabato 8 aprile 2023

Consiglio di lettura: Adesso possiamo giocare

Più che un libro è un quaderno e infatti è nato con lo scopo di divulgazione e promozione del baskin nelle scuole. Un bel formato A4 con le pagine di una grammatura importante, non troppo lucide per fortuna; io odio le pagine lucide negli albi illustrati e nei libri per l'infanzia che contengono tante illustrazioni. 
Il testo è stranissimo, l'ho letto già tre volte ma ancora devo capirne bene il significato però mi piace. Sulle illustrazioni invece non ho dubbi: mi son piaciute sin dal primo momento in cui ho aperto il libro, molto particolari, ricche di particolari e di tanti significati "nascosti". Sono presenti tanti ingranaggi e tante ruote che credo siano riferiti alla parte di testo in cui Sar, giunto in prossimità del punto in cui i tre quartieri di Palo si uniscono, inizia a correre: "I meccanismi delle sue rotelle tintinnano e si incastrano perfettamente mentre fila via, allora anche io e Gabriel azioniamo i nostri circuiti e la seguiamo per raggiungere l'area del rettangolo"
Come spiegato in fondo al libro: "I bambini partono con coraggio, ognuno con le proprie risorse, i propri meccanismi in azione, protesi al raggiungimento dell'obiettivo. Ognuno dunque 'funziona' in modo diverso e realizza una propria identità che è unica e irripetibile". 
Interessanti e curiose anche le lettere, (sia simili a ritagli di quotidiani che tessere di giochi di società, ad esempio Scarabeo), inserite nelle illustrazioni. Forse se le uniamo diamo voce a chi fatica ad usare il metodo tradizionale per comunicare, parlare, ma si esprime in maniera alternativa. 
Mi piace molto anche l'illustrazione in cui una bambina con la coda di sirena, (che quindi non può muoversi camminando ma nuotando), è seduta in un cerchio appeso, mi ricorda tanto l'area protetta del campo!
Naturalmente vi consiglio la lettura, vi consiglio di leggerlo ai bambini e soprattutto di provare a portare il baskin nelle scuole, vi assicuro che vi stupirà con effetti speciali!
Io ho scoperto questo sport nel 2019 quando la mia socia, ritornata entusiasta da una partita a Pesaro ha riportato alle ragazze di Fermenta: troppo bello, lo dobbiamo fare anche noi a Santarcangelo. 
In novembre il primo incontro con Daniele Lolli e la squadra del Faenza e poi mannaggia è arrivato il covid :-(
Per fortuna nessuno si è arreso e nell'ottobre 2021 sono nati gli Onions Baskin Santarcangelo. Il figlio di Raffaella ha iniziato a giocare come pivot e qualche volta mi è capitato di assistere agli allenamenti, poi nell'ottobre 2022 anche mio figlio ha iniziato a giocare e io mi fermo a guardare i ragazzi che si allenano. 
Bello, bellissimo, è stato molto bello veder crescere la squadra, assistere alle prime partite di campionato e conoscere sempre meglio le regole, i giocatori, l'allenatore. Se avete una squadra non troppo lontana da casa, andate a vedere qualche partita, scoprirete uno sport davvero unico!

Per informazioni: 
Onions Baskin Santarcangelo: https://www.facebook.com/OnionsBaskin

P.S.: segnalo un piccolo errore e un refuso nell'ultima pagina del libro in cui è scritto che il campo da baskin ha due canestri in più rispetto al campo da basket; in realtà sono quattro in più. È anche scritto che l'associazione Baskin Lupo nasce nel 1948 a Pesaro... immagino ci si riferisca a Basket Lupo e non baskin perché quest'ultimo è nato solo 2003.

venerdì 31 gennaio 2020

La mia prima recensione negativa :-(

Avevo promesso a me stessa di non scrivere mai recensioni negative sui libri perché ciò che io amo potrebbe essere il massimo della bruttezza per qualcun altro così come libri di autori che piacciono a persone che conosco possono essere per me la lettura più sgradevole al mondo.
Ci ho pensato sù e la spiegazione al perché ho deciso ugualmente di scrivere questo post è che non si tratta di gradimento, di scelte particolari fatte dall'autore che io non approvo, (ad esempio mi è capito di discutere con Giusi Parisi riguardo "Io bullo"*), ma di rispetto e utilizzo di termini corretti che riguardano la disabilità e soprattutto le PERSONE con disabilità.
Devo fare una premessa per chi non mi conosce:

  • da tantissimi anni sono volontaria presso varie associazioni che si occupano di disabilità e questo impegno è raddoppiato quando nel 2012 ho conosciuto la mia amica Raffaella che ha un figlio che si sposta in carrozzina. 
  • amo da matti i libri per bambini e ragazzi, ne leggo tantissimi, partecipo a incontri con l'autore e sono stata un paio di volte alla Children's Book Fair di Bologna e credo siano un potente mezzo per creare conoscenza.
  • gestisco il sito Parchi per Tutti che porta avanti un progetto di sensibilizzazione sul diritto al gioco dei bambini con disabilità
  • seguo tantissime pagine facebook sul tema della disabilità ma soprattutto inclusione sociale e accessibilità degli spazi pubblici
  • sono una persona molto pignola :-P

Iniziamo dal titolo: "Vi stupiremo con difetti speciali". Perché scegliere il termine "difetti"? Che siano speciali o meno, sempre difetti restano ovvero un'imperfezione, una mancanza. Non sono ipocrita o sciocca, so benissimo che non si può negare che un bambino con disabilità  sia "fuori norma", che possa avere dei difetti fisici ma dobbiamo proprio farlo notare e nel titolo? Se vogliamo trasmettere un messaggio di inclusione, a mio parere, abbiamo sicuramente sbagliato linguaggio. E pare che lo scopo del libro sia l'inclusione. 
Considero l'uso di "difetti speciali" identico a "diversamente abile" che oggi non è assolutamente più accettato. Per spiegare il motivo prendo il prestito le parole del caro Franco Bomprezzi:


Le parole mostrano la cultura, il grado di civiltà, il modo di pensare, il livello di attenzione verso i più deboli. Ci sono parole da usare e non usare. E quelle da non usare non vanno usate. Hai voglia a dire: chiamami come vuoi, l’importante è che mi rispetti. No! Se mi chiami in maniera sbagliata mi manchi di rispetto.
Semplicemente: persona con disabilità. L’attenzione sta lì, sulla persona. La sua condizione, se proprio serve esprimerla, viene dopo. Questa è una delle indicazioni fondamentali che giungono dalla "Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità". Non: diversamente abile, disabile, handicappato, portatore di handicap …
"Diversamente abile" o "diversabile" hanno avuto forse una valenza anni fa, ora non più. L’errore è di principio: nella dizione ‘diversamente abili’, infatti, viene proposto come prioritario il concetto di 'diversità'… La disabilità non è una diversità, ma una condizione di vita.

Aggiungo quindi che la disabilità non è un difetto ma una condizione di vita e sottolineare che una persona sia difettosa, (se ha un difetto è di conseguenza difettosa), non aiuterà le persone che la circondano ad accettarla e includerla in ogni ambito sociale.

Io dico NO a titoli che possano associare in qualsiasi modo la disabilità a un difetto, soprattutto un libro per bambini!
Sul sito Giunti è presente un estratto del libro che ho scaricato immediatamente dopo essere rimasta delusa dal titolo del libro e mi son subito imbattuta in "bambina down".
CoorDown, il coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di DOWN, porta avanti campagne di sensibilizzazione bellissime che hanno lo scopo di abbattere pregiudizi, stereotipi e favorire l'inclusione. Una delle ultime campagna trattava il tema dei bisogni speciali. Bisogni speciali? Sarebbe speciale se le persone con sindrome di Down avessero bisogno di mangiare uova di dinosauro. Questo sarebbe speciale. Quello di cui abbiamo bisogno è invece istruzione, lavoro, opportunità, amici e un po’ d’amore. Proprio come tutte le altre persone. 
CoorDown sul proprio sito ha pubblicato un piccolo vademecum che negli anni è stato ripreso da tantissime associazioni nel quale riporta le parole da dire e quelle da non dire! Bambina down è tra le parole da non dire: http://www.coordown.it/notizie/cosa-dire-e-cosa-non-dire-vademecum-sulla-sindrome-di-down/
Sempre dalle parole di Franco Bombrezzi: Disabilità. L’indicazione è semplice e permette poi di capire meglio come si possa scegliere il linguaggio più giusto: utilizzare "persona con disabilità", mettendo la persona al primo posto ed eventualmente, se servisse, facendo seguire la sua condizione. Chi è nato con la sindrome di Down non è "un down", ma una "persona con sindrome di Down". Sembra una riflessione banale. Non lo è.

Perché mi arrabbio tanto? Mi arrabbio tanto perché il libro è stato pubblicato da una casa editrice piuttosto grande che è molto conosciuta e che credo abbia una grande responsabilità rispetto il contenuto del libro, (diverso sarebbe stato se si fosse trattato di un libro auto pubblicato da Tizio o Caio). 
Giunti sa benissimo che questo libro, anche solo per il fatto che racconta la storia di Alba e del suo papà Luca Trapanese che sono molto conosciuti in Italia, finirà nelle mani di tanti bambini sia a casa che a scuola! E allora perché non prestare la massima attenzione all'utilizzo di termini corretti riguardo la disabilità?

Di libri che trattano il tema della disabilità, sia per bambini che per adulti, ne ho letti davvero tantissimi e vi posso assicurare che ce ne sono di delicatissimi e di forti ma quasi tutti hanno in comune il fatto di riuscire a far capire al bambino, o all'adulto, (attraverso immagini, parole, racconti), che siamo tutti diversi ma ognuno di noi ha diritti e doveri ed è bello conoscersi, scoprirsi a vicenda, stupirsi che l'altro, nonostante il nostro pregiudizio, ha qualcosa da insegnarci!

Cosa penserà un bambino che legge il libro? Perché questo libro è pensato e scritto per i bambini, penserà che è normale dire "bimba down" così come penserà che i bambini con disabilità hanno dei difetti ma sono speciali.
Io proprio non approvo questo modo di parlare sulla disabilità. I bambini con disabilità vogliono essere considerati bambini e vogliono giocare, ridere, divertirsi come tutti gli altri, non vogliono sentirsi né difettosi né speciali e io sono sicura che la maggior parte dei bambini, se non condizionati da un adulto, dopo aver spalancato gli occhi e domandato, ad esempio, "perché non cammini e stai seduto su quella sedia con le ruote?" passano subito ai fatti: ah ok, adesso andiamo a giocare vicino alla fontana? 

Mi piacerebbe conoscere anche la vostra opinione!

* Io e Giusi abbiano discusso in merito a una scelta che io non approvavo ma riguardo pareri personali e non sui termini corretti o meno per parlare di disabilità

venerdì 30 marzo 2018

Consiglio di lettura: Dove ti porta un bus

Viserba, 30 Marzo 2018
Ieri sera per puro caso mi sono imbattuta in un post facebook pubblicato da qualche amico e sono rimasta colpita dall'immagine e attirata dal fatto che si trattasse di un libro per ragazzi. "Dove ti porta un bus" di Anna Lavatelli. Un libro che mostrava in copertina l'immagine di una bimba in carrozzina, e mica su una carrozzina di tipo ospedaliero viene spesso riprodotta nelle immagini che poi girano sui social... No, no, una carrozzina come quelle che usano i bambini con i copriraggi decorati, (grazie Francesca Carabelli)!
Super curiosa sono andata immediatamente a leggere la trama sul sito della casa editrice: 
"Manolo è appena arrivato in una nuova città. Sua madre vorrebbe che facesse nuove amicizie. Il caso vuole che proprio il primo giorno nella nuova scuola, alla fermata del bus, i due conoscano Lucilla, ragazzina forte, senza peli sulla lingua e dotata di un vero e proprio caratterino. E di una sedia a rotelle, a causa della quale è perennemente stizzita. Insieme, dopo un breve periodo di schermaglie e un piccolo incidente a una gamba che costringe Manolo a sua volta a una breve permanenza su rotelle, decidono di lottare contro le barriere. Architettoniche e umane. Età di lettura: da 7 anni." http://www.giunti.it/libri/ragazzi/dove-ti-porta-un-bus/
Stupita dal fatto che l'argomento fossero le barriere architettoniche e non una storia di avventura, d'amore o un giallo con protagonista una bimba in carrozzina mi sono ulteriormente incuriosita e mi son pure domandata: ma chi leggerà questo libro che tratta un argomento un pochino di nicchia come lo sono le barriere architettoniche? Naturalmente dopo 10 minuti avevo già acquistato e scaricato la versione digitale sul mio ebook reader e avevo iniziato a leggere. 
Questa mattina mi son svegliata presto e subito dopo colazione mi sono immersa nuovamente nella lettura, non prima di aver consigliato il libro a un paio di amiche, (avevo già letto poco meno di metà libro), e aver mandato un messaggino alla mia amica libraia per sapere se il libro era disponibile in libreria. Prima delle 10:00 avevo strisciato il dito sul mio ebook reader per far scorrere l'ultima pagina, soddisfatta dalla lettura. Cosa mi è piaciuto di questo racconto, tanto da trovare il tempo per scrivere un post su questo mio blog ormai trascurato da tempo? Come scrivevo già sopra mi è piaciuta la copertina che ritrae una bimba su una carrozzina allegra, mi è piaciuta la semplicità con cui è stata raccontata la storia, il fatto che non si accenni minimamente al motivo per cui Lucilla, protagonista della storia insieme a Manolo, sia seduta in carrozzina. Non è mica sempre obbligatorio associare un bimbo in carrozzina a una malattia, si può anche solo presentare un bimbo in carrozzina e descrivere altre sue caratteristiche come il carattere, il colore dei suoi capelli, i suoi giochi preferiti. 
Più di tutto ho apprezzato il fatto che a Lucilla nella storia sia stata assegnata la parte della birichina e non della poverina disabile in carrozzina da compatire, aiutare, includere. Lucilla parla sempre, vuole essere al centro dell'attenzione dei compagni di scuola e della maestra, fa la spia se qualcuno copia un compito; tanti compagni la evitano perché non sopportano il suo caratterino. Dall'altra parte c'è Manolo che è molto timido e fatica a fare amicizia e pure a lui Lucilla non è molto simpatica. Non per forza tutti devono essere amici di un bambino con disabilità, un racconto vero, non uno di quelli ricoperti di miele. 
Arrivata a metà lettura mi sono chiesta come mai nella trama si facesse accenno alle barriere architettoniche visto che non avevo ancora trovato alcun accenno a scale, ascensori che non funzionano o marciapiedi senza rampa ma poi... colpo di scena! Manolo si rompe entrambe le gambe dopo essere caduto dalle scale e inizia ad avvicinarsi a Lucilla, inizialmente obbligato dalla mamma. 
Mi è piaciuto molto lo stratagemma inventato dall'autrice per parlare di barriere, sperimentarle sulla propria pelle, e mi è piaciuto molto anche il fatto che abbia dato il compito di illustrare le barriere a una bambina. Ho anche apprezzato il fatto che le barriere che impediscono alle persone con disabilità motoria di muoversi in autonomia e liberamente non siano l'argomento principale, (probabilmente la storia sarebbe stata un pochino troppo noiosa e pesante), ma attorno vi sia stata costruita una bella storia raccontata da Manolo. Non vi svelo cosa accade in seguito perché è una storia simpatica da leggere e non voglio togliervi il piacere di gustarvi il piano di Lucilla e Manolo per farsi ascoltare dagli adulti: ingegnosi i due ragazzi! Una storia che poco ha a che fare con la disabilità, quasi nulla, ma è questo il bello: due bambini che si scontrano e poi fanno amicizia e insieme, grazie alla determinazione di lei, riusciranno a ottenere dagli adulti il rispetto di un diritto. Una storia che ritengo molto credibile, naturalmente a misura di bambino. Grazie Anna Lavatelli per aver scritto una storia normale, normalissima, nella quale è stata inserita anche una bambina in carrozzina, cosa che purtroppo non accade così spesso.

giovedì 15 marzo 2018

Citability Santarcangelo ORA DEL GARBO

Santarcangelo, 15/03/18 16:30 ORA DEL GARBO #Citability
Oggi pomeriggio ho partecipato all'ora del garbo cioè della gentilezza che serviva per sperimentare se le persone sono gentili con altre persone che non riescono a fare certe cose. Io ho provato come si va in carrozzina lungo le corsie del supermercato. È stato un po' difficile perché c'erano gli scatoloni davanti alle caramelle che volevo prendere e le persone davanti a me non si spostavano. Le corsie erano anche un po' strette e una signora mi ha aiutato a prendere un pacco di caramelle perché erano in fondo allo scaffale.

Sono andato alla cassa per mettermi in coda e davanti a me c'era una mamma con il figlio grande, mi hanno guardato e poi si sono girati dall'altra parte; non mi hanno fatto passare anche se io avevo un pacco di caramelle e loro un carrello pieno di spesa. Ho capito che alcune persone sono gentili perché mi hanno aiutato: hanno tolto gli scatoloni davanti al pacco di caramelle e mi hanno aiutato a prenderle e invece queste due persone non sono state gentili affatto perché mi hanno praticamente ignorato. Poi ho provato anche la benda sugli occhi e il bastone che usano i ciechi: è stato difficilissimo farlo in uno spazio ampio senza nessun ostacolo perché non vedevo niente e non capivo dove ero e dove andavo: ho dovuto chiedere a qualcuno di aiutarmi.
Samuele, 10 anni e mezzo

venerdì 14 aprile 2017

Giocare al parco tutti insieme

Lo condivido nuovamente perché per me questo spot è bellissimo! Amo i visi sorridenti di questi tre bambini, le emozioni che trasmettono le scene di questi brevissimi 30 secondi. La mia preferita è quella in cui Caterina intreccia le dita delle sue mani attorno alla vita di Cristian. Un gesto che io interpreto come "ti tengo stretto, non ti lascio, fidati". E i piccioni che si alzano in volo per sfuggire ai tre bambini che corrono nel parco ridendo?! Gioia, libertà, voglia di correre e divertirsi spensierati: quello che dovrebbero poter fare tutti i bambini!
Amo questo spot perché Samuele, Cristian e Caterina si sono impegnati tantissimo: insieme ad Aldo Bisacco e allo staff della produzione hanno lavorato per una giornata intera per mostrare a tutti che in un parco giochi inclusivo tutti possono giocare insieme! Amo questo spot perché nell'ormai lontano, (ma non troppo), 2012 non avevo la più pallida idea di cosa fosse un parco giochi inclusivo ma poi, per puro caso, ho conosciuto Raffaella e ho scoperto che non tutti i bambini possono andare al parco giochi insieme ai loro amici.
Nel 2014 è nato per gioco il blog Parchi per Tutti che ha tolto spazio a questo blog personale perché il tempo è prezioso e limitato per tutti: o scrivo qui o scrivo di là :-P
Sono contenta di aver conosciuto la socia, sono contenta di aver contribuito a far conoscere i parchi inclusivi in tutta Italia e son contenta di aver incontrato alcune persone che hanno a cuore il diritto al gioco, purtroppo sono poche ma buone! Naturalmente le ringrazio tantissimo perché in questi anni mi hanno insegnato tante cose e mi hanno fatto riflettere su argomenti che per me erano del tutto nuovi e difficili da comprendere. Grazie di cuore!
Ed infine son contenta che UILDM abbia deciso di sostenere un progetto che a tante persone potrà sembrare un "di più", una cosa superflua e non necessaria. I bambini con disabilità non dovrebbero accontentarsi di cure, assistenza, educatori, infermieri e ausili? No, non è così! I bambini hanno bisogno di giocare! Rubo le parole a Daniela Beccari che durante un convegno disse: "Quando un bambino gioca non sa spiegare perché lo fa, però sta bene, si diverte; fa delle cose che in altri ambienti istituzionalizzati non sarebbero riproducibili. Un bambino in un'area gioco prova e riprova senza subire nessun tipo di sanzione, prova e riprova in un ambiente libero che gli consente di essere se stesso, di sfidarsi, di mettersi alla prova."
Che altro dire? Son contenta :-) e se volete rendermi ancora più felice potete donare 2 euro inviando un sms al 45542 fino al 19/04/17 per sostenere il progetto "Giocando si impara"
Ringrazio anche Monja che ha speso parte del suo tempo insieme a Caterina per partecipare a questa "avventura" e che ha scoperto, come è successo a me anni fa, che non tutti i bambini possono andare al parco giochi! Grazie anche alla maestra di Caterina che ha deciso di spiegare ai bambini cosa sono i parchi gioco inclusivi e di far conoscere loro il "nostro" serpente magico Tuiotù!
Tuiotù è nato dalla fantasia del designer Fabio Casadei. Tuiotù vive nell'area giochi inclusiva di Rimini "Tutti a bordo!". Tutti a bordo significa "nessuno escluso": un parco privo di barriere architettoniche con giochi accessibili anche a bambini con disabilità.

mercoledì 12 aprile 2017

Inclusione e accessibilità!

"Io sono Raffaella, sono una volontaria UILDM e insieme a Claudia sono la fondatrice del blog Parchi per Tutti. Per noi questa sfida dei parchi che appoggia anche UILDM con la raccolta fondi per la Giornata Nazionale è una sfida molto importante perché sulla mia persona ho provato la difficoltà di non poter giocare al parco. I parchi per noi sono importanti perché con un bambino disabile molto volte costituiscono un limite, non sono accessibili, non si possono frequentare e il bambino stesso non può fare l'esperienza come tutti gli altri bambini fanno nel corso della loro vita.  
Noi abbiamo la fortuna di avere questo bellissimo parco inclusivo vicino a casa ed è veramente bello poter partecipare e poter passare un pomeriggio tranquillo con i bambini, con suo fratello che può correre liberamente ma soprattutto con lui che con la carrozzina può veramente fare qualsiasi cosa e io posso stare qui in disparte un attimo a chiacchierare qualche minuto senza doverlo controllare ogni secondo o aiutarlo a fare qualsiasi cosa.
Penso che valga davvero la pena allargare i nostri orizzonti e cercare di capire quanto sia importante l'inclusione e l'accessibilità!"

venerdì 17 febbraio 2017

Come se fosse facile...

Come se fosse facile realizzare un parco giochi inclusivo... Già, proprio come il titolo del post, che è anche il nome della trasmissione alla quale partecipato insieme alla socia Raffaella e ad Elvira Cangiano. Non lo è per nulla, proprio no, non è semplice realizzare un parco giochi inclusivo, troppe persone hanno ancora le idee parecchio confuse anche sulla definizione, su quali siano gli elementi imprescindibili che distinguono un parco giochi inclusivo da uno classico. Di questo abbiamo parlato noi mamme durante la trasmissione che è andata in onda su Icaro TV giovedì 16/02/17 "Come se fosse facile" che approfondisce tematiche sociali. 



Se avete 37 minuti potete godervi questa chiacchierata tra mamme davvero toste, soprattutto Raffaella ed Elvira che hanno espresso dei pensieri bellissimi che mi hanno toccato il cuore. Ero impaurita, e un po' si nota, dalla telecamera, dalle domande, di sicuro non me lo aspettavo così il risultato finale ma devo dire che son molto contenta e soddisfatta! Ascoltare queste due mamme che raccontano la loro esperienza quotidiana con la disabilità è stato davvero un piacere! Ritagliatevi poco più di mezz'ora e ascoltatele anche voi :-)
Naturalmente mi piacerebbe tantissimo che questa chiacchierata fosse ascoltata, con il cuore, da tutti coloro che hanno a che fare con le aree gioco: Sindaci, Assessori, Tecnici Comunali, Progettisti, Architetti e anche dalla aziende che lavorano nel settore delle attrezzature ludiche perché c'è ancora davvero tanto da fare per poter affermare che i parchi giochi inclusivi italiani garantiscono il gioco ai bambini con disabilità!


Naturalmente, a causa dell'emozione, ci siamo dimenticate di ringraziare, oltre alle amministrazioni di Santarcangelo e Rimini, tutte le persone coinvolte nel progetto partecipato per la realizzazione del parco Tutti a bordo!: Carla Franchini che ha proposto una mozione nel lontano dicembre 2012, le associazioni: UICI sez. di Rimini, UILDM sez. di Rimini, Crescere Insieme, Papa Giovanni XXIII, Fabio Casadei Designer.

Se volete ascoltare solamente alcune parti qui sotto le domande e il minuto di rifemento del video:
1:28 Claudia, cos'è un parco inclusivo?
2:27 Raffaella, cosa c'entrate voi con il parco giochi inclusivo di Santarcangelo? 
4:48 Quando è nato il blog Parchi per Tutti?
6:50 Claudia, come ha reagito il Comune di Santarcangelo?
7:20 Elvira, ci racconti l'esperienza di Rimini con il parco inclusivo?
11:00 A Santarcangelo in che situazione è il parco a cui voi avete contribuito?
13:18 Come reagiscono adulti e bambini di fronte alla disabilità?
16:44 Elvira: Il parco giochi inclusivo amo definirlo un laboratorio a cielo aperto di inclusività e socializzazione perché i bambini imparano giocando. Una comunità che da vita a un parco inclusivo è una comunità lungimirante che crea cultura.
18:00 Claudia, quanti sono i parchi inclusivi in Italia?
19:50 Raffaella, il parco giochi è inclusivo ma la città?
23:28 Elvira: il gioco con il bambino disabile spesso è mediato dall'adulto e volto all'acquisizione di capacità, viene considerato un'attività terapeutica, mentre al parco giochi il bambino può sperimentare il gioco come puro divertimento.
25:20 Cristian al parco gioca con gli altri bambini.
27:45 Claudia, ho letto sul vostro blog che lamentate la mancanza di un progetto di un parco inclusivo
29:30 Claudia, come avete visto cambiare la situazione in questi ultimi tre anni?
31:14 Elvira, vorrei chiederti l'importanza del gioco per i bambini. Per i bambini disabili o per i bambini e basta?
35:00 Il nostro serpente Tuiotù

Claudia:
Un parco giochi inclusivo, lo dice la parola stessa, è un parco che include tutti, uno spazio privo di barriere dove sono installati giochi il più possibile accessibili e fruibili da parte di tutti i bambini. Con tutti si intendono bambini che possono correre, bambini che stanno sulla carrozzina, bambini ciechi, qualsiasi bambino, anche chiaramente bambini normodotati perché è appunto un parco per tutti.
Non sarebbe giusto dividere i bambini in due gruppi, tutti devono giocare insieme e questo è un parco dove possono andare tutti e tutti si devono divertire insieme.
Raffaella:
I bambini cosa fanno? Giocare, divertirsi tra di loro, fare esperienze, confrontarsi, sbagliare, cadere ma lo devono poter fare.
I primi giorni eravamo un po’ titubanti, va beh: scriviamo il nostro pensiero, lanciamo qualcosa, mettiamo una provocazione. E poi invece nel giro di breve è diventato un lavoro a tempo pieno con richieste di consigli, mail, ci arrivavano segnalazioni…
Elvira:
Mi ricordo che il piccolino quando siamo arrivati mi ha detto: "io l’avevo sognato". Questa cosa mi ha lasciato senza parole. Invece la più grande che si lasciava ciondolare sull’altalena a cestino, ce l’ho registrata, è stata fortissima perché mi ha detto “questa sì che è vita”.
Resta un diritto negato nel momento in cui una comunità non si attiva per realizzarlo, direi una comunità sorda, una comunità cieca che non vuole sentire, che non vuole vedere e pensa che l’altro non sia capace di desiderare, volere, che non sappia fare.

lunedì 19 dicembre 2016

Intervista a Raffaella Bedetti: “Siamo in ballo, balliamo"

“Siamo in ballo, balliamo. E poi le mamme, alla fine, ce la fanno”. Raffaella Bedetti è la madre di Cristian, nove anni, affetto da una malattia neuromuscolare degenerativa rara, la Sma (atrofia muscolare spinale), diagnosticatagli quando aveva poco più di un anno. Raffaella, che vive a Santarcangelo di Romagna, è anche colei che insieme a Claudia Protti ha dato al vita al progetto “Parchi per tutti”, che mira a sensibilizzare amministrazioni e cittadini all’idea che le aree gioco siano accessibili a tutti, senza barriere. 

sabato 8 ottobre 2016

Parchi per tutti: Parco giochi per bambini meno fortunati?

Comune di Avezzano: presentato il progetto legato alla realizzazione di un Parco giochi per bambini disabili
"Si tratta di una iniziativa legata alla Città Solidale. - ha dichiarato il sindaco - Ringrazio i due cittadini che hanno promosso questo importante e significativo intervento a favore dei bambini meno fortunati e daremo ai promotori ogni forma di collaborazione affinché la realizzazione del progetto si concretizzi in tempi brevi".

Lavorare per una città solidale significa anche utilizzare i termini corretti, creare cultura. Un parco inclusivo non è un parco per bambini disabili.
Vogliamo mettere anche un recinto e realizzare due aree distinte? A destra area bambini normodotati e a sinistra area bambini disabili...
Può sembrarvi una sciocchezza ma non lo è, così come non lo è definire i bambini con disabilità "bambini meno fortunati".

domenica 19 giugno 2016

Parchi per tutti: Ancora sulle altalene per carrozzine

Un post lungo ma ricco di contenuti per approfondire l'argomento "altalena per carrozzina", uno dei giochi che crea più discordia: chi lo ritiene necessario in ogni parco, chi non lo vuole, chi pensa sia pericoloso, chi preferisce i giochi inclusivi e lo vorrebbe solo se accanto a tanti altri giochi accessibili e fruibili...
Perché questo tipo di gioco è tanto richiesto e allo stesso tempo criticato?
Può essere utilizzato da bambini che dondolano stazionando in piedi sulla pedana? Un parco dove l'unico gioco accessibile e fruibile da parte di bimbi in carrozzina è l'altalena su cui si può salire con la carrozzina stessa è un parco inclusivo? Installare un'altalena per carrozzine su prato, terra o ghiaia è una cosa furba? Questa altalena permette ai bambini di giocare insieme? È un gioco pericoloso?
Io ad esempio mi arrabbio tantissimo quando leggo notizie che riportano il grande orgoglio di chi ha donato un sorriso a "bambini meno fortunati", (utilizzo questo termine che non mi piace affatto per sottolineare quanto spesso si ricorra al sentimento di pietismo verso bambini con disabilità associato a quello di generosità di chi dona il gioco), installando un'altalena per disabili... su prato! O su ghiaia, terra... Per fortuna non accade sempre, ma accade comunque troppo spesso. I giochi accessibili e fruibili alle carrozzine devono essere installati su pavimentazione pianeggiante e liscia che devono poter essere raggiungibili tramite un vialetto con le medesime caratteristiche!

venerdì 13 marzo 2015

Parchi per tutti: Le famose altalene per disabili

Non è sufficiente installare un'altalena per carrozzine per affermare di essere sensibili verso i diritti dei disabili. I bambini sono tutti uguali e hanno diritto a giocare insieme, nello stesso luogo e nei limiti del possibile con le medesime strutture. In Italia sono circa 70 le altalene per carrozzine e meno di 30 i parchi giochi inclusivi. Continua a leggere qui: Le famose altalene per disabili

lunedì 26 gennaio 2015

NOI entra a far parte della bibliografia IBBY dedicata alla disabilità

Lo avevo accennato nel precedente post ma credo che questa notizia meriti un post a parte. Il 23 gennaio 2015 sulla pagina facebook di Bacchilega Junior è apparsa questa notizia: "Siamo onorati di comunicare che NOI, di Elisa Mazzoli e Sonia MariaLuce Possentini, è entrato nella nuova bibliografia internazionale di IBBY riservato alle disabilità"
Io non posso che gioire, tanto, insieme a Bacchilega e ad Angela Catrani, Elisa e Sonia! Secondo il mio modesto parere NOI, è uno dei libri più belli, (sul tema disabilità), sia per il testo che per le immagini che io abbia mai letto. Un libro molto esplicito, dove la disabilità viene mostrata chiaramente, un libro non per i più piccini, forse adatto dai 6/7 anni in su ma comunque un libro bellissimo che tutti dovrebbero leggere. Un libro che meno di due mesi fa ha vinto il premio Nazionale di Letteratura per l'Infanzia "Giacomo Giulitto - Città di Bitritto", (video 36:50 lettura del libro e da minuto 44:00 Elisa riceve il premio).

Elisa Mazzoli, (di Cesenatico), è un'amica, è una mamma, Elisa è una cantastorie di professione, scrittrice ed appassionata di letteratura per l'infanzia. Si occupa di progetti di consulenza, promozione ed animazione della lettura. Probabilmente vi è capitato di incontrarla durante qualche lettura organizzata da biblioteche o librerie delle Romagna. 
Sonia MariaLuce Possentini, (emiliana di adozione), è pittrice ed illustratrice. Ha pubblicato molti albi illustrati per diverse case editrici. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia ed all'estero. È atelierista nelle scuole primarie, docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e docente al Master d’illustrazione presso l’Università di Padova. 

Il libro "NOI", è entrato a far parte della bibliografia internazionale di IBBY riservato alle disabilità: selezione Outstanding Books for Young People with Disabilities. Cos'è IBBY?

IBBY è la più grande organizzazione internazionale no-profit impegnata a promuovere incontro tra libri e bambini/ragazzi allo scopo di migliorare la qualità di vita. IBBY promuove il diritto ai buoni libri e alla lettura, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. IBBY assegna il premio internazionale H. C. Andersen, (Piccolo Premio Nobel), stila una sezione bibliografica di libri dedicati al tema della disabilità, promuove la Giornata Internazionale del Libro per Bambini, organizza congressi e altro ancora.
Ogni due anni, sulla base delle candidature presentate dalle sezioni nazionali, il Centro Documentazione IBBY seleziona la migliore produzione editoriale dedicata a bambini e ragazzi con disabilità nelle seguenti categorie:
- libri espressamente creati per bambini con disabilità (ad esempio in Braille, con simboli BLISS, ecc.);
- libri della produzione regolare, che si distinguono per essere letti anche da bambini con disabilità;
- libri che hanno per protagonisti o parlano di bambini e ragazzi con disabilità.

Congratulazioni ad Elisa, a Sonia, ad Angela e a Bacchilega!
Son sempre contenta di far pubblicità a libri belli, libri che fanno riflettere ed emozionare. Ho amato questo libro dal primo momento in cui Elisa l'ha presentato e letto da Cartamarea il 5 ottobre 2013, (Libreria Indipendente a Cesenatico). L'ho letto e sentito leggere da tante persone, tra cui Alfonso Cuccurullo ed ogni volta è stata un'emozione incredibile. Non so spiegarvi perché mi emoziona così tanto. Forse per la bellezza delle immagini, (Sonia è un'illustratrice che amo tantissimo), così soffici, delicate e vere. Per il testo che, colpisce profondamente, all'inizio in maniera dura perché i bambini della scuola si sentono un gruppo omogeneo, grandi, bravi, tutti amici... Solo Occhione, che è diverso, viene lasciato in disparte. Sembra un libro molto triste.  Arriva il colpo di scena: Filippo, uno dei bambini del gruppo, si ritrova casualmente nel cortile della scuola da solo e si accorge che poco distante da lui c'è Occhione! Paura... La curiosità, però, vince la paura e Filippo si avvicina a Occhione. Filippo scopre che Occhione è un bambino interessante, forse anche lui ha cose interessante e belle da raccontare e condividere. Un libro che dona speranza per un mondo migliore, un mondo dove i bambini, se non sono condizionati da dagli adulti o da altre persone si lasciano guidare dalla curiosità alla scoperta della diversità e si accorgono che non fa paura.
Le immagini delicatissime e stupende completano alla perfezione un testo davvero unico! Se lo trovate in biblioteca leggetelo insieme ai vostri bambini ma il mio consiglio è di comprarlo e riporlo in un angolo speciale della vostra libreria in salotto.

Il blog di Elisa Mazzoli: http://elisamazzoli.blogspot.it/
Il blog di Sonia MariaLuce Possentini: http://soniamarialuce.blogspot.it/
Bachilega Junior: http://www.bacchilegaeditore.it/bacchilega-junior/
Alcune recensioni del libro su vari siti, portali e blog: Bacini di farfalla, Di.To, Il mosaico, Le nuove mamme, Libri e Marmellata, Mamma Claudia e Topastro, Tropico del libro.

mercoledì 3 dicembre 2014

3 dicembre giornata internazionale delle persone con disabilità.

3 dicembre. Giornata internazionale delle persone con disabilità. 
Cosa potete fare oggi? Informatevi, donate, aiutate, riflettete! Perché è preferibile usare il termine "persone con disabilità" al posto di "disabile"? Perché prima di tutto sono persone, come me e te, persone buone, cattive, intelligenti, poco perspicaci, ironiche, antipatiche, sportive... PERSONE. Persone che a volte vale la pena di conoscere, persone di cui NON SI DEVE AVER PAURA. Nel mio piccolo vi consiglio un libro, uno dei tanti libri per l'infanzia dedicati al tema della disabilità. Scelgo questo perché è scritto da una cara amica, illustrato da una persona che realizza capolavori, pubblicato da una casa editrice per cui lavora un'amica ma anche e soprattutto perché è un libro dalla storia semplice, un libro che fa riflettere, un libro che amo! NOI scritto da Elisa Mazzoli e illustrato da Sonia MariaLuce Possentini, edito da Bacchilega.
"Nel cortile della scuola i bambini giocano, parlano, fanno merenda. In disparte, sempre da solo a scavare buche, c’è quello strano bambino con un occhio enorme, che nessuno avvicina mai. Tutti lo chiamano Occhione. Un pomeriggio in cui i genitori devono andare alla riunione con gli insegnanti, Filippo rimane a giocare nel cortile e si accorge di essere da solo con Occhione. Pieno di paura e di diffidenza, si avvicina e lo conosce. Scopre che anche Occhione ha un nome, si chiama Filippo, proprio come lui, e che non è affatto cattivo e nemmeno ignorante. Filippo-Occhione racconta a Filippo il suo segreto. Nasce un’amicizia nuova, inaspettata, una speranza per il futuro."
 Testo tratto da qui: Il Mosaico
Se vi interessano altri libri sul tema della disabilità, magari per scoprire qualcosa di più o per avere uno spunto per parlare di diversità e unicità con i vostri bambini date un'occhiata a questo elenco di post, libri e film: Diversità - Unicità. Se volete un suggerimento, oltre a NOI, io amo tanto: 
Nel paese delle pulcette per bambini dai 3 anni
La cosa più importante per bambini dai 3 anni
Effetto Christian per bambini dai 6 anni
Lo zaino di Emma per adulti
Vi lascio anche l'immagine di un articolo pubblicato sulla rivista "Io e il mio bambino" di dicembre dove si parla di bambini con disabilità e diritto al gioco. 

sabato 15 novembre 2014

Pure le persone che si muovono su una carrozzina possono andare su un'altalena normale, no?!

Lo posto di nuovo, il nostro bellissimo video della gita al parco giochi inclusivo perché sono sicura che tante persone ancora non l'hanno visto e mi farebbe piacere che i parchi inclusivi fossero più conosciuti! Lo posto di nuovo perché anche oggi ho risposto a qualcuno che sotto a un mio commento riguardo all'altalena per carrozzine ha scritto "ti rendi conto che pure le persone che si muovono su una carrozzina possono benissimo andare su un'altalena normale, no?!" 

Purtroppo l'unica cosa di cui mi rendo conto è l'ignoranza delle persone. L'ignoranza letterale, quella di chi ignora, di chi non conosce un fatto, un oggetto o una situazione. La mancata conoscenza di una condizione, la condizione di bimbi che utilizzano la carrozzina. 
Sarebbe bello se la vita di tutti i bimbi fosse spensierata, se tutti potessero andare a scuola, al parco giochi, alle feste di compleanno... Purtroppo non è così: tanti bambini non possono andare al parco giochi e non possono utilizzare i giochi classici che sono installati nella maggior parte dei giardini delle nostre città. Mi spiace molto, ogni volta, spiegare che non tutti i bambini hanno il controllo del proprio corpo, che non tutti riescono a stare in equilibrio su una tavoletta di legno e anche quando possono devo essere aiutati da uno o due adulti. E allora perché non installare giochi per tutti i bambini? Non solo per i bambini disabili ma proprio per tutti: giochi fruibili sia da bambini normodotati che bambini con disabilità.
Fotografa l’impostore
Mi sento impotente di fronte a questi commenti perché le barriere architettoniche sono davvero nella nostra testa e sentire discorsi del genere mi fa pensare anche alle auto che ogni mattina e ogni pomeriggio vedo parcheggiate nei posti riservati ai disabili davanti alla scuola che frequenta Samuele. I due posti per disabili sono quelli più vicini all'ingresso della scuola e spesso ho visto i genitori dei compagni di Samuele utilizzare questi posti. Mi chiedo come possano non capire che un bimbo in carrozzina non può fare tutto quello che vuole, triste ma è così. Così come non può farlo un'altra persona con disabilità diversa. E allora perché non dare qualche bonus che possa migliorare, anche se in piccolissima parte, la vita di queste persone? Lasciate liberi i posti riservati ai disabili. Sono riservati a loro per motivi che non so ad elencare perché scriverei il post più lungo degli ultimi cinque anni ma pensate anche solo a un bimbo che ha difficoltà a camminare. Non trovare corretto lasciare libero il posto auto per lui? In modo che possa raggiungere l'auto, una volta uscito da scuola, nel più breve tempo possibile percorrendo un tragitto breve? 

venerdì 31 ottobre 2014

Venerdì del libro: Lo zaino di Emma

Cara Martina, sono una delle tante persone che seguono con piacere, da diverso tempo, la tua pagina facebook Emma's friends. Qualche settimana fa ho letto il post in cui annunciavi che era imminente l'uscita del libro che hai scritto e mi son detta: "sarà mio!"
Nel post c'era scritto: "Ora la palla passa a voi, perché un libro è un libro solo se qualcuno ci si specchia dentro."
Io penso che il tuo sia un libro con la "L" maiuscola perché io, nonostante non viva la disabilità in prima persona in questo libro mi ci sono specchiata tanto. Il libro è in circolazione da un mese ma io l'ho letto solamente 7 giorni fa dopo che Monica, (grazie), ha scritto una bellissima recensione che mi è stata segnalata da Caterina. Lo dico sempre che la rete è una bellissima cosa! 
Prima o poi lo avrei comprato ma Monica mi ha messo addosso tanta voglia di leggerlo e così, subito dopo aver letto la recensione, ho scaricato l'eBook che ho iniziato a leggere subito e terminato pochi giochi dopo.
Un libro che consiglio a tutti perché, come scriveva Monica, (che ha una figlia con allergie varie), settimana scorsa: "se state pensando che in quello zaino ci siano intolleranze alimentari e/o allergie alimentari con kit salvavita per affrontare gli imprevisti vi sbagliate; se pensate che ci sia il diabete tipo 1 e insulina, vi sbagliate; se pensate che vi sia l’autismo, la DSA, la SMA… vi sbagliate ancora. E allora cosa c’è?!? C’è la sindrome di Down che ho volutamente cancellato qua e là, perché in realtà ognuno di noi potrebbe metterci dentro il suo fardello"
Un libro in cui tutti i genitori possono ritrovare un pezzettino delle proprie emozioni, paure, ansie, ... Un libro in cui alcuni si specchieranno e ritroveranno i sentimenti che hanno dentro se stessi, tutti, altri ne troveranno solo alcuni.
Un libro che mi ha colpito profondamente per diversi motivi. Sapere di non essere l'unica persona al mondo a provare dei sentimenti particolare fa sentire meglio, non siamo soli e non siamo gli unici. 
Il primo, Martina, è il coraggio con cui hai messo a nudo tutti i tuoi più intimi pensieri regalandoli a tutti i lettori. A me piace scrivere e spesso racconto delle mie preoccupazioni, dei miei problemi... Quasi mai riesco a essere sincera al 100%, a confessare tutto quello che mi passa per la testa. Magari lo ammetto con me stessa, tra me e me, ma è raro che io racconti, a voce o tramite le parole scritte, tengo sempre qualche cosa per me, nascosto in fondo a mille pensieri. Il tuo libro mi è sembrato tanto sincero e tanto ricco di emozioni che a volte è difficile raccontare. Complimenti!
Il secondo motivo è l'argomento, un libro che mi piace perché il tema della disabilità non viene trattato spesso, tanti preferiscono non vedere, non sapere, non conoscere. Se non ti scontri con la disabilità in prima persona o perché qualcuno vicino a te la vive, non saprai mai nulla. Avrai paura di essa e vivrai credendo ai pregiudizi messi in giro da chi non ne sa niente. Ben venga quindi un libro che parla di disabilità ma soprattutto parla di una famiglia composta da una mamma, un papà e tre figli! Un libro vero, leggetelo, per imparare qualcosa di nuovo.
Il terzo motivo è che è scritto bene e io amo i libri scritti bene. Mi piacciono le storie ma sono una lettrice esigente e un libro deve essere di mio gusto anche per quanto riguarda lo stile di scrittura e questo libro è uno di quelli che posso definire "belli". Tanti brevi capitoli dedicati ad argomenti diversi, brevi spaccati di vita, alcuni divertenti, altri un pochino tristi e molti che fanno riflettere.
Non vi racconto altro del libro perché per saperne di più potete leggere una delle tante recensioni che sono state scritte da altri oppure visitare la pagina facebook di Martina: Emma's friends e il blog: IMPREVISTI.
Grazie Martina per aver scritto questo libro! Lo inserisco nella mia lista di libri che trattano i temi Diversità - Unicità

Questo post partecipa al venerdì del libro di HomeMadeMamma
Su questi siti e blog potete trovare recensioni sul libro "Lo zaino di Emma" e interviste a Martina Fuga.
d.repubblica.it
Fattore Famiglia
Invisibili Corriere della Sera
Mamma di Ludovica
mimangiolallergia
http://www.nostrofiglio.it
www.wakeupnews.eu

venerdì 25 luglio 2014

Venerdì del libro: Pistaaaaa!

Il libro che vi propongo oggi l'ho scovato per caso da Cartamarea frugando nello scaffale dedicato alle prime letture in autonomia. Di solito non mi soffermo su quello scaffale perchè amo molto di più gli albi illustrati, i libri sui mostri, l'amicizia, i sentimenti o quelli legati ai temi speciali e questa volta lo scaffale dedicato ai bimbi della scuola primaria mi ha regalato una sorpresa. La particolarità di questo libro è che è scritto in carattere corsivo e può aiutare i bimbi che hanno appena terminato la classe prima e seconda della scuola primaria a ripassare i caratteri e in più è una storiella molto divertente.
La protagonista del libro è Lauretta, una bambina che un giorno insieme alla mamma si reca nel negozio di sedie a rotelle per comprare una nuova carrozzina al posto della vecchia che è rotta. Lauretta è una bimba con grandi pretese e non si accontenta della sedia a cinque marce nè di quella a dieci, neppure di quella a quindici marce... A Lauretta si illuminano gli occhi davanti a una carrozzina elettrica a ben 92 marce di color rosso, argento e nero: una carrozzina supersonica che costa moltissimo! 
La commessa le propone di portarla a casa per un giorno per poterla provare e Lauretta ne combina di tutti i colori: investe il fratello nel vialetto di casa, prende una multa per eccesso di velocità sulla strada...
La sera durante la cena il fratello di Lauretta di infilza un dito con la forchetta e i genitori spaventati decidono di portarlo in ospedale ma sfortunatamente l'auto non ne vuole sapere di partire e così Lauretta carica il fratello sulle sue ginocchia e parte a tutta velocità con la carrozzina supersonica in direzione dell'ospedale. 
Naturalmente il poliziotto che le aveva fatto la multa durante il pomeriggio ricompare e la rincorre in auto ma Lauretta gli grida "sangue!" per fargli capire che si tratta di un'emergenza e non può rallentare. Ricucito il dito del fratello tornano tutti a casa e i genitori di Lauretta le comunicano che, dopo averla vista in azione per il bene del fratello, può tenere la nuova sedia anche se, come le aveva fatto notare la mamma in negozio, costa davvero tanti soldi. A questo punto credo che tutti siano convinti che il finale è giunto e non c'è nulla da aggiungere ma... Indovinate un po'? Lauretta la carrozzina supersonica non la vuole più perchè è.. troppo lenta!!!
La storiella è molto buffa e alcune parti mi hanno colpito per la leggerezza, ad esempio quando la mamma suggerisce a Lauretta di andare a correre con la carrozzina sulla strada invece che sul vialetto dove ha investito il fratello o sempre riferito alla mamma, la sua preoccupazione "cosa dirà la gente" dopo aver appreso della multa, reazione molto superficiale, forse sarebbe stato più adeguato arrabbiarsi o mostrare preoccupazione perchè Lauretta ha corso dei rischi correndo a tutta velocità sulla strada dove transitano pure le auto. Ho riaperto il libro e l'ho letto una seconda volta e penso di essere giunta alla conclusione che questo racconto non vuole essere educativo o avere per forza una morale, è semplicemente una storiella divertente che descrive scene buffe come il fratello che si infilza il dito con la forchetta e i genitori allarmati decidono di correre in ospedale per una goccia di sangue, l'auto che non ne vuole sapere di partire... Insomma un libro che possa far divertire un bambino che deve esercitarsi con la lettura. 
Le illustrazioni sono la riproduzione fedele e altrettanto buffa delle scene descritte nel libro che, proprio perchè sono state scritte per bambini delle prime classi della scuola primaria, sono semplici e prive di parole troppo difficili da leggere. Un libro per chi vuole prendere dimestichezza con il corsivo, libro promosso: divertente, buffo e insegna ai genitori che i bambini non si accontentano mai di quello che hanno :-D
Di questo libro ho apprezzato molto anche il fatto che, nonostante la protagonista sia una bimba che ha difficoltà a camminare e usa la carrozzina per spostarsi, non venga menzionato il tema della disabilità o della malattia. Una storia come mille altre, con protagonista una bimba vivace e un po' monella perchè anche i bimbi che usano la carrozzina, nonostante le difficoltà, hanno una vita "normale" piena di impegni, avventure e capricci! 
Questo post partecipa al venerdì del libro di HomeMadeMamma.